TRAMA
Due colleghi della Disciplinare (gli Affari Interni) di Los Angeles sono incaricati di scovare i poliziotti corrotti: le indagini si concentrano sul sergente Dennis Peck, un tipo ambiguo, indecifrabile e in apparenza integerrimo.
RECENSIONI
Eccellente la sceneggiatura di Henry Bean (futuro regista del notevole The Believer): articolata e inventiva, cupa e avvincente, allegorica negli scontri psicologici fra il corrotto manipolatore di Richard Gere e l'agente della Disciplinare di Andy Garcia, con un implacabile crescendo fino all’eccesso. È trasformata da Mike Figgis in una crudele, torbida e sconvolgente lotta fra Bene e Male, con situazioni imbarazzanti e sgradevoli, dove è l'atmosfera malefica a vincere nella labilità di confini fra giusto e sbagliato, nonostante il finale imposto dalla produzione (quello vero, dove i protagonisti precipitano dalla finestra in una piscina, era presente nei trailer). Richard Gere rende memorabile il suo personaggio mefistofelico: per quanto amorale e feroce, agisce secondo una propria, coerente logica e raramente, al cinema, la seduzione del male è stata meglio rappresentata o un film poliziesco è stato più marcio, con un racconto di genere che riesce a rendere credibili allo stesso modo le apparenze e la realtà. Più sottovalutata in Italia che all’estero, l’opera vive anche di estremo realismo psicologico e di una raffinata messinscena erotica che degrada nella dissoluzione (dove tutto è carnale o sensuale, al di là del sesso, fino alla citazione di Bella di Giorno): una delle prove più efficaci del regista (autore anche delle musiche), impegnato in movimenti di macchina da presa e scelte dei tempi da manuale (vedere, fra le altre, la sequenza del pedinamento di Andy Garcia).

