TRAMA
Il professore di latino Harris sta per andarsene dalla scuola per problemi di salute. Gli alunni ne sono felici perché è poco amato, col suo carattere passivo, quieto e poco espansivo. Ha anche una moglie che lo tradisce.
RECENSIONI
Continua il felice sodalizio, iniziato negli anni quaranta, fra l'aristocratico Anthony Asquith e il commediografo Terence Rattigan (premiato a Cannes per l’adattamento di questo suo atto unico del 1948). Questo meraviglioso studio di un fallimento esistenziale è trasposto con eleganza e trasporto e i suoi modi, grazie anche all'indimenticabile interpretazione di Michael Redgrave (premiato a Cannes), si specchiano nel carattere del protagonista, restituendo le emozioni in modo potente nel momento in cui sceglie la quiete, la poesia, la significanza non esibita (assente il commento sonoro). Il contrasto fra l’apparenza pacifica del mare in bonaccia e il ribollio, per forza, s’annida appena sotto la sua superficie, aumenta in modo esponenziale il travaglio, nascosto ai più e scambiato per passività, di un protagonista disilluso dalla vita e da se stesso. Il regista, l'interprete e la sceneggiatura fanno percepire, con la miracolosità di Mosé davanti al Mar Rosso, il perenne, struggente dolore interno del professor Harris. Di fronte al principio dell’opera, che invita ad aprirsi al prossimo in modo sincero e senza pararsi dietro l'aridità del sapere e della forma, sarebbe paradossale non commuoversi in modo devastante. Il titolo originale fa riferimento ad una traduzione libera dell'Agamennone del poeta Robert Browning; quello italiano richiama il noto Addio, Mr. Chips (per altro citato nel film): l'ambientazione e il genere sono quelli ma i termini sono in parte rovesciati. Questo professore è poco amato, lo sa e se ne rammarica nel momento in cui sta per lasciare: solo a pochi è dato di capire per tendere la mano. Tutto questo, quindi, esce dalle aule di un collegio e si espande ad allegoria sulla vita, dolorosa ma con le sue piccole, brevi gioie. Il finale è magistrale: né del tutto catartico-liberatorio, né del tutto triste, come l'esistenza stessa.

