TRAMA
Una coppia, Marta e Antonio, dopo quello che sembrava un banale litigio, si lasciano. Ognuno reagisce alla rottura in maniera diversa.
RECENSIONI
I film sulla malattia sono spesso ricattatori e oppressivi. Per il modo in cui costringono lo spettatore ad affrontare il dolore e soffrire impunemente. Isabel Coixet va in direzione opposta. Non mostra ricoveri, corpi consumati e stremati. La malattia irrompe e cambia il corso delle cose, e allo stesso tempo è quasi un’assenza. Un residuo. C’è, è protagonista, ma resta fuori campo. Anche nei momenti più dolorosi. Per questo Tre ciotole è struggente ma non punitivo, commovente ma non lacrimevole. Marta (Alba Rohrwacher) è una docente di educazione fisica. Personaggio silenzioso, chiuso in un mondo tutto suo, a tratti impalpabile. Antonio (Elio Germano), invece, è concreto e risolto, apparentemente. Dopo 7 anni lascia Marta. Forse stanco di una quotidianità scontata che non regala più emozioni. Per Marta sarà un dolore sordo e totalizzante. Il suo corpo inizia a stare male. Si contorce negli spasmi. Non è la sofferenza per la fine di una relazione amorosa: è la malattia che, silenziosa, avanza. Coixet evita le trappole della retorica e dell’enfasi e realizza un film misurato, asciutto e rigoroso. Gli attori, incorniciati dentro il formato in 4:3 (e nei flashback in 16 mm), sono sempre al centro dell’inquadratura. Ripresi frontalmente e verticalmente. Il perimetro dell’azione è Roma. Una Roma notturna che affascina e seduce. Coixet si smarca dalla rappresentazione cartolinesca e turistica e dipinge con sguardo inedito e poetica urbana scorci e ponti, strade e anfratti. Alba Rohrwacher presta il suo corpo sottile e diafano e il volto liliale da madonna fiamminga ad un personaggio dolente e sfaccettato, che poco alla volta si apre alla vita e alle sue sorprendenti e inaspettate seconde possibilità. La regia minimalista, ma non spuria o disadorna, riesce e far vibrare ogni corda dell’interiorità e del viaggio intimo della protagonista. Un viaggio alla scoperta di sé, quando è ormai troppo tardi e non ci sono più voli di stormi in cielo da guardare. Il sipario si chiude su una festa d’addio. Dove passato e presente si mescolano e le tracce di ciò che siamo stati convivono con i ricordi di chi resta. Ciò che di noi sopravvive e ciò che scolora. Tre ciotole è un film pudico che parla di morte per celebrare la vita. Marta, nel momento più tragico e delicato, si libera delle insicurezze e timidezze e si abbandona al flusso degli eventi. La malattia la costringe ad accelerare il passo, ad assaporare nuovi brividi, anche la più piccola e insignificante delle consuetudini, aggiungendo giorni alla vita più che la conta dei giorni che restano. Un gelato che cola, un nuovo amore che nasce, una lingua straniera da imparare, una colomba da seppellire, una finestra da cui far entrare ed esperire il mondo.

