TRAMA
Nel 1900, Pechino è in fermento dato che i boxer si preparano alla rivolta contro i bianchi. Tutte le ambasciate occidentali si alleano per una strenua difesa in attesa di contingenti di rinforzo.
RECENSIONI
Prodotto da Samuel Bronston, che con Nicholas Ray aveva realizzato anche un altro kolossal, Il Re dei Re, è un’opera ricca di mezzi e (per forza) spettacolare (ma Ray si lamentò della disorganizzazione sul set), con un materiale narrativo e un disegno dei caratteri che, sulla carta, sono degni delle doti del regista per gli scavi psicologici e il punto di vista inconsueto con cui osservare gli avvenimenti (vedi il marine di Charlton Heston). La sua impronta è visibile anche nella tavolozza dei colori e nell’uso del widescreen. Purtroppo, solo la prima parte è soddisfacente: in seguito la struttura rovina in tanti frammenti senza tessuto connettivo, in passaggi faticosi, in una coralità (di personaggi, di fatti) incoerente e insignificante. Questo squilibrio è scusabile, in parte, con l’infarto che colpì il regista dopo due mesi di lavorazione: Bronston lasciò tutto nelle mani degli aiuto-registi Andrew Marton (soprattutto), Guy Green e Noel Howard. Anche per il sonoro fiasco al botteghino, la carriera di Ray nel cinema mainstream era finita per sempre.

