Apple Tv+, Horror, Prime Video, Recensione

28 ANNI DOPO – IL TEMPIO DELLE OSSA

Titolo Originale28 Years Later: The Bone Temple
NazioneU.K.
Anno Produzione2025
Genere
Durata109'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio

TRAMA

il giovane Spike viene accolto dalla banda violenta di Sir Lord Jimmy Crystal. Nel frattempo, il dottor Ian Kelson tenta di curare un infetto e scopre una sconvolgente traccia di umanità. Più degli infetti, sarà la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi la minaccia principale

RECENSIONI

L’AI Overview di Google alla query “vivere di rendita” suggerisce quanto segue: “riuscire a coprire tutte le proprie spese di vita utilizzando esclusivamente le entrate passive generate dal proprio patrimonio”. Questo è un po’ il punto generale di 28 anni dopo – Il tempio delle ossa (da qui in avanti 28 anni dopo 2). Episodio filler (lo si chiamerebbe indulgendo in certo deteriore lessico della serialità televisiva), edificato attorno al lavoro certosino di Danny Boyle che con il precedente, immenso capitolo, aveva investito nel proverbiale “paniere diversificato” da cui Nia DaCosta – di buona mano ma ancora non incisiva – incassa le cedole.
Il film di per sé funzion(icchi)a, ma è chiara la sua principale funzione di “cerniera”, propedeutica al compimento di una trilogia che attende bramosa, a questo punto, il ritorno del suo demiurgo. Quel che manca, forse, è un vero intervento registico: DaCosta sostituisce alla febbrile sgrammaticatura digitale di Boyle una messa in scena più composta e levigata, attenta soprattutto alla gestione degli attori e degli scarti di tono; sa amministrare il grottesco, ma raramente trasformarlo in un autonomo principio di visione. Manca, insomma, quell’imprimatur formale così determinante invece in 28 anni dopo 1, di cui questo secondo capitolo è giocoforza un epigono.
Non tutto il male viene per nuocere, comunque. Il film tira avanti il suo carretto, e in fondo questo è il suo compito. Alla scrittura resta quel geniaccio di Alex Garland, le cui cifre pulsano, anche in questo caso un po’ sottotraccia, come a voler riprendere un attimo il fiato per l’exploit finale (?). E ciò che verrà sarà il vero banco di prova, perché se la saga inaugurata da 28 giorni dopo una cosa (fra le altre) l’ha fatta, e bene, è non cedere alle miserie del serialismo spicciolo, dove alla fine tutto torna e tanto basta. Ma ne riparleremo a tempo debito. Per ora proviamo a discendere negli abissi di questo capitolo.

Di maggiore interesse è, a nostro modesto avviso, l’atteggiamento ondivago, fra il serio e il faceto, che permea l’intera visione. È, cioè, il salto brusco fra sequenze disturbanti (si può ancora adoperare questo aggettivo senza che la sagace satira cinefila cali la sua falce?) e altre tragicomiche. Fra l’ambizione antropologica e il suo sgretolamento nel pop, fino alla scomposta danza dell’irreprensibile, demoni(a)co Ralph Fiennes, sulle note di The Number of the Beast. Diavolo e acquasanta, dunque, convivono in un film in cui gli opposti si attraggono, mentre si pongono le basi per un ulteriore sviluppo della cosmogonia interna all’opera: gli infetti dunque si possono curare? Il vero nemico da sconfiggere è non tanto il virus quanto l’intrinseca malvagità umana? E Cillian Murphy aka Jim allora non era stato zombificato, come pareva invece evincersi da un easter egg legato a 28 anni dopo 1?
Il terreno di 28 anni dopo 2 è quindi disseminato di questioni aperte e di slittamenti di focus, come per una tavola imbandita osservata da un miope senza occhiali, e quel che verrà, dunque, sarà da discutere. L’auspicio, come accennavamo, è che non si risolva tutto nell’ossessione della continuità narrativa e si recuperino gli aspetti cogitabondi del capitolo precedente. Intanto, questo di Nia DaCosta si configura come un passaggio ormai obbligato, in definitiva “necessario”, pur se al limite della decoerenza quantistica: vi si rintraccia di tutto un po’, ma appena provi a osservare separatamente questo o quel fenomeno, la sovrapposizione si sfalda e ogni possibilità di senso decade prima di consolidarsi.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film