Fantascienza, Recensione

2049 – L’ULTIMA FRONTIERA

Titolo OriginalePrecious find
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1996
Durata90’

TRAMA

2049: un giocatore d’azzardo vince una mappa di un filone del nuovo “oro”. Si unisce a un giovane esperto esploratore e a un anziano pilota di cargo per le immondizie per una caccia al tesoro che, però, interessa anche ad altri.

RECENSIONI

Rutger Hauer e Philippe Mora si riuniscono dopo il buon Il Nido dell'Aquila, ma c'è poco da salvare in questo sottoprodotto a basso costo, grezzo e puramente mercantile. Il 2049 non è scelto a caso, duecento anni sono passati dalla famosa "Corsa all'oro" in California: il tentativo di scimmiottare Il Tesoro della Sierra Madre è, in ogni modo, sconfortante. Sono stati spesi un po' più di soldi per gli effetti digitali di astronavi che scorrazzano nell'universo (pressappoco visibili per il 5% del film), il resto è ambientato in luoghi tipici di chi non può permettersi location futuristiche: infrastrutture postindustriali in acciaio (per rappresentare la città) e deserto (secondo set: per la ricerca dell'oro). Pellicole del genere possono salvarsi dall'oblio solo curando le psicologie e le dinamiche del racconto: la sceneggiatura è, invece, obbrobriosa per dialoghi, situazioni stereotipate e grossolane; la regia di Mora, da sempre "naïf", mostra solo il proprio lato dilettantesco nel non saper consegnare un decente B-movie con i pochi mezzi a disposizione, cavandosela di più nelle caratterizzazioni "grottesche" (il banchiere, il cyborg/samurai, Hauer che si trasforma in un giapponese pazzo e lo stesso regista che interpreta "Kosnikov") e nel pizzico di "kitsch" che riesce a iniettare. Ben poco rispetto a un insieme "immondezzaio", un collage mal riuscito di déjà-vu, con un montaggio che massacra la drammaturgia. Come se non bastasse, il racconto non decolla mai e si permette pure un intermezzo sentimentale sull'amicizia che è semplicemente patetico.

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